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I monumenti del Borgo Insigne di San Colombano

Dalla distesa pianura della Bassa Lombarda si eleva improvviso, 40 Km a sud di Milano, un soleggiato colle ammantato di vigne. La località è citata la prima volta nei diplomi imperiali risalenti al IX e X sec. Nel 1353 il Petrarca cantava: "non conosco altro luogo che in positura sì poco elevata sì vegga attorno si vasto prospetto di nobilissime terre".

Ai suoi piedi, compreso tra l'alveo del fiume Lambro e il corso del fiume Po a meridione, si sviluppa l'antico borgo. Da queste terre la tradizione popolare vuole che il santo monaco irlandese, nel suo passaggio da Milano a Bobbio, o durante il suo soggiorno alla corte di Pavia, passò predicando e insegnando l'arte della vinificazione. Documentato storicamente è invece il primo oratorio campestre a lui dedicato e il suo antico culto forse riconducibile all'opera dei monaci di Bobbio, le cui proprietà fin qui si estendevano.

Borgo ricco di tradizioni, custodisce pregevoli monumenti che testimoniano la sua fede e la sua storia. La Chiesa Parrocchiale (1478) è un tempio a 5 navate con continui richiami al Patrono; dalla Piazza antistante si accede alla Torre d'ingresso del Castello Belgioioso (X sec.), distrutto dal Barbarossa e ricostruito dallo stesso per la sua importanza strategica nelle continue contese tra Lodi e Milano per il controllo sul fiume Lambro. Le Chiese di San Francesco (1580) e di San Giovanni (1510), l'Oratorio San Rocco (1514) e il complesso domenicano di Valbissera (XVI), ricordano i tanti insediamenti monastici succedutisi nei secoli .

Accanto al Portone, ingresso regio all'Oppidum Insigne, fatto erigere nel 1691 dal re di Spagna Carlo II, poco distante dal Lazzaretto (1630), si conserva ancora, in una tipica corte ottocentesca di cui sono ricche le contrade del centro storico, la casa natale di don Carlo Gnocchi, cappellano alpino, padre degli orfani e mutilatini delle due grandi guerre, fondatore di Opera che oggi porta il suo nome, proclamato Beato il 25 ottobre 2009. La vite è immagine, paesaggio e riferimento enoturistico; appassionati viticoltori e qualificati vignaioli continuano la professione dei "padri", puntando sulla produzione di un apprezzato vino D.O.C.
I 7500 abitanti, cordiali, laboriosi e ospitali portano con orgoglio l'appellativo di "banini", ovvero figli spirituali di San Colombano.

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